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Il peso e la leggerezza della fine dell’anno scolastico

Un altro anno scolastico è andato, tra alti e bassi, tra soddisfazioni e delusioni, tra rimpianti e rimorsi. Come ogni anno, siamo giunti alla fine e ora non resta che fare un resoconto, positivo o negativo che sia. La fine di un lungo percorso iniziato a settembre e durato 9 mesi genera spesso sentimenti contrastanti: chi si sente sollevato, chi si sente malinconico, chi sente malinconico e allo stesso tempo sollevato.

Personalmente la sensazione che provo è di immenso sollievo. Questa mia affermazione farà storcere il naso a molti, pensando che sono una pessima insegnante, che non apprezzo il mio lavoro e non lo faccio con passione, ma la realtà è che sono stanca e demotivata. Stanca per le mille incombenze burocratiche e le tante responsabilità che gravano sui docenti, stanca di vedermi svalutata nonostante tutto l’impegno che ci metto e stanca di dover combattere contro il menefreghismo, e molte volte la maleducazione, di tanti studenti nonostante la mia buona volontà per cercare di trasmettergli qualcosa che possa lasciargli un segno culturale ed emotivo positivo. All’inizio dell’anno si parte carichi e pieni di aspettative, complice la pausa estiva rigenerante, e si arriva alla fine svuotati fisicamente, mentalmente ed emotivamente.

Certo, magari dopo un anno scolastico passato ad arrancare per riuscire a gestire e a farti ascoltare da studenti particolarmente vivaci, arriva qualche soddisfazione che rivela quanto tutto il tuo affannarti non sia stato del tutto tempo perso, che sei comunque riuscito/a in qualche modo a lasciare il segno e a fare qualcosa di buono. Questo, sicuramente, da’ un po’ di speranza e rincuora, facendoti sentire non del tutto inutile. Purtroppo, però, non con tutti gli allievi funziona così.

Ci sono situazioni e casi nei quali la tua buona volontà e il tuo impegno non vengono apprezzati e ciò è veramente frustrante, demotivante e sfiancante. In questa circostanza, il termine delle lezioni diventa un sollievo incommensurabile, la fine di quella che si potrebbe paragonare ad una tortura, un tormento che ti ha sfiancata/o prosciugandoti tutte le energie. Perciò, il sollievo che si prova non è cattiveria o disinteresse, ma un’emozione che nasce dall’aver sopportato e resistito a mesi intensi, fatti di sfide quotidiane e continue richieste emotive.

Per quanto mi riguarda personalmente, quest’anno scolastico è stato reso ancora più impegnativo dalla frequenza del corso abilitante TFA, che si è affiancato ai numerosi impegni lavorativi quotidiani. La necessità di conciliare studio, lezioni, attività didattiche e adempimenti burocratici ha inevitabilmente contribuito ad aumentare la stanchezza fisica e mentale, assorbendo gran parte delle mie energie. Una situazione che non ha riguardato soltanto me: molti colleghi hanno affrontato lo stesso percorso, cercando di gestire contemporaneamente il lavoro a scuola e gli impegni richiesti dal TFA, con il conseguente carico di stress e fatica. In questo contesto, la fine dell’anno scolastico rappresenta inevitabilmente un sollievo, perché coincide con il termine di un lungo periodo caratterizzato da un impegno costante e un notevole dispendio di energie.

Ho visto spesso colleghe contare i giorni che mancano alla fine della scuola già da aprile, se non addirittura da marzo e, sinceramente, un po’ le capisco. Quando si sente venire meno la motivazione e le energie, è inevitabile desiderare che il traguardo arrivi il prima possibile, perché viene a mancare quella spinta interiore che aiuta ad affrontare le difficoltà quotidiane e a sopportare certi carichi emotivi destabilizzanti. Ad essere sincera, anch’io in passato, quando avevo momenti di calo energetico e di mancanza di stimoli, facevo il conto alla rovescia, attendendo con ansia la fine. In quei momenti, la conclusione dell’anno rappresentava soprattutto la possibilità di fermarmi, ricaricarmi e ritrovare equilibrio. Poi, però, mi sono resa conto che non era una buona idea contare i giorni che mancavano al termine. In questo modo, concentrata troppo su un futuro sul quale non avevo controllo, sembrava che il tempo passasse molto lentamente, rendendo più difficile tollerare la pressione emotiva e cognitiva crescente. Ciò che mi ha aiutata a rendere meno pesante questo carico è stato applicare uno dei principi fondamentali della Mindfulness: riportare l’attenzione al momento presente. Anziché focalizzarmi continuamente su quanto mancasse alla fine, ho iniziato a concentrarmi sul qui e ora, affrontando un giorno alla volta e dedicando le mie energie a ciò che potevo gestire nell’immediato. Questo cambiamento di prospettiva mi ha permesso di affrontare le difficoltà con maggiore serenità e di percepire il peso di quel periodo come più gestibile.

Comunque, quando finisce la scuola arriva il momento di tirare le somme. Ci si guarda indietro e si ripercorre mentalmente l’anno trascorso: ciò che ha funzionato, ciò che non ha funzionato e tutto quello che si è imparato lungo la strada. E proprio lì, nei piccoli successi e nei cambiamenti che si inizia a intravedere una speranza silenziosa: quella che, con il tempo, l’esperienza e qualche aggiustamento lungo il cammino, le cose possano andare sempre un po’ meglio.

E a te quali emozioni suscita la fine dell’anno scolastico?

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